Recentemente c'è stata grande diffusione dei sistemi radio, che hanno il vantaggio di non richiedere il passaggio di cavi tra i vari componenti necessari per la sorveglianza. Il risultato è un risparmio di tempi e di costi nell'installazione, evitando ogni lavoro di collegamento.
L'altra faccia della medaglia è che nessun sistema radio, per quanto sofisticato, avrà la sicurezza di un sistema cablato, ossia realizzato con collegamenti via cavo.
Le ragioni consistono non tanto nella possibilità di rilevare i codici radio di trasmissione, cosa non facile con i sistemi attualmente in commercio, quanto nella possibilità di interferire con i sistemi dall'esterno. In questo modo si possono coprire le trasmissioni nel caso di sistemi non supervisionati e quindi inefficaci o, per i sistemi più avanzati (supervisionati), interferire e generare continui allarmi. In questo caso il sistema rileva correttamente un tentativo di manomissione, e lo segnala, ma siccome è possibile generarlo dall'esterno dell'edificio il risultato è una sequela di allarmi apparentemente falsi fino a che l'utente pensa che il sistema si sia guastato e lo disattiva, esponendosi quindi al rischio.
I sistemi radio rimangono necessari in ambienti in cui non sia possibile far passare cavi (ad esempio architetture d'epoca). In questi casi si può ricorrere a sistemi misti: una parte cablata e una parte radio.
E' importante accertarsi:
- Che non sia stata accidentalmente rimossa la funzione di supervisione senza il consenso dell'utente. Se questa funzione viene eliminata l'efficacia del sistema è nulla.
- Che il sistema funzioni nella frequenza ammessa, cioè 433 o 868 MHz. Ogni altra frequenza di funzionamento al di fuori di queste non è ammessa, perché viola le regole imposte dal Ministero delle Telecomunicazioni, ed è quindi soggetta a sanzioni amministrative a carico sia dell'installatore che dell'utente.